L'arte della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles

L'arte della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles

Data inaugurazione: 14 maggio 2024

Sede: Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles · Rue de Livourne 38, 1000 Bruxelles, Belgio

Periodo: 14 maggio 2024 – 31 luglio 2024

Orario: 9.30 · 13.00 e 14.00 · 17.00 / sabato e domenica chiuso

Curatela: Marianna Accerboni

Info e contatti: iicbruxelles.esteri.it · +32 (0)2 533 2720

Invito: scarica

Comunicato stampa

L'arte della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles

Per cartella stampa e immagini in HD: https://bit.ly/Bruxelles2024 

L’arte della Regione Friuli Venezia Giulia sarà protagonista a Bruxelles dal 14 maggio al 21 febbraio 2025 attraverso 6 mostre, allestite all’Istituto Italiano di Cultura e all’Ufficio di collegamento delle Regione FVG, che vedranno rispettivamente la partecipazione di 5 artiste triestine, tra cui Leonor Fini, e 5 artisti friulani e triestini, presenti con un totale di circa 250 opere tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e non, sculture e ceramiche. In mostra anche fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, profumi, accessori, gioielli e oggetti. I pezzi in esposizione non sono mai stati presentati in Belgio: tra questi, vari materiali inediti, rari e poco noti.

Dal 14 maggio al 31 luglio 2024 la mostra L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘900 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO ospiterà infatti all’Istituto Italiano di Cultura le opere delle triestine Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina.

Dal 5 settembre 2024 al 21 febbraio 2025 all’UFFICIO DI COLLEGAMENTO DELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES avranno invece luogo, sotto il titolo LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES ATTRAVERSO I SUOI ARTISTI, le personali dei pittori friulani Giorgio Celiberti, Claudio Mario  Feruglio e Toni Zanussi e dei triestini Edoardo Devetta e Livio Rosignano.

Il progetto, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall’Associazione Foemina APS, realizzata in coproduzione con l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, con il patrocinio del Comune di Trieste e ideata e curata da Marianna Accerboni, si propone di testimoniare nel cuore d’Europa la particolare creatività degli artisti di tale territorio attraverso alcuni dei suoi protagonisti più rappresentativi, che incarnano diverse tendenze e linguaggi, con il fine di offrire un quadro sintetico ma esaustivo della creatività e della particolare realtà artistico culturale della Regione.

Le mostre all’Istituto Italiano di Cultura e all’Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles saranno caratterizzate da un taglio multimediale, costituito da un intreccio molto contemporaneo tra arte visiva, musica e luce con proiezioni luminose e performance musicali. Dopo Bruxelles le esposizioni saranno trasferite in altri Istituti di Cultura e sedi istituzionali italiane nel mondo e a Trieste.

Sarà inoltre promossa, attraverso incontri mirati con i giovani artisti belgi e le scuole belghe, un’opera di sensibilizzazione focalizzata sull’arte di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia con la possibilità da parte dei giovani e giovanissimi artisti e alunni belgi di esporre a Trieste e nella Regione FVG e per i giovani giuliani e friulani di esporre in Belgio, creando una corrente di mutuo scambio culturale tra i due Paesi anche attraverso concorsi a tema sul nostro territorio (come già accaduto per altre mostre organizzate da Accerboni a Bruxelles).

I numerosi materiali, diversi dei quali inediti, rari e poco noti esposti nelle mostre e l’impostazione un po’ anticonvenzionale delle stesse, che propone l’interpretazione della figura degli artisti attraverso un taglio multimediale contemporaneo, e alcuni appuntamenti collaterali serviranno a mettere in luce le molte eccellenze della Regione Friuli Venezia Giulia anche in proiezione europea. 

Come Amministrazione regionale – afferma il Governatore della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga - stiamo investendo risorse importanti per sostenere la diffusione dell’arte e della cultura. La mostra che fa conoscere a livello europeo alcuni apprezzati artisti del nostro territorio è motivo di grande soddisfazione. Anche con iniziative di questa portata vogliamo svelare l’anima della nostra regione, una terra che ha una forte vocazione internazionale e che da sempre rappresenta un ponte di collegamento con gli altri Paesi europei e con il mondo intero. Siamo estremamente orgogliosi che la bellezza espressa da questi artisti nati e vissuti in Friuli Venezia Giulia possa diventare patrimonio di quella casa comune che deve essere l’Unione europea.

Il nostro sistema di produzione artistica e creativa – precisa l’Assessore alle autonomie locali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Pierpaolo Roberti - supera il 5 per cento dell’economia dell’intera Regione per un valore che sfiora i 2 miliardi di euro. L’industria culturale del Friuli Venezia Giulia dà inoltre lavoro a oltre 31mila addetti. Numeri significativi che testimoniano quanto questi settori siano strategici per la vita della nostra comunità. Un territorio, dove convivono comunità linguistiche diverse, che ospita costantemente grandi manifestazioni e si sta preparando a organizzare Go!2025, l’evento che vedrà Nova Gorica e Gorizia diventare - insieme - Capitale europea della cultura. Portare testimonianze artistiche di indiscusso valore a Bruxelles, nel cuore dell’Europa, è pertanto il miglior biglietto da visita per la nostra regione. 

L’iniziativa si svolge con la media partnership de Il Piccolo, quotidiano di Trieste, con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione CRTrieste, Ciaccio Arte - Big Broker Insurance Group (Milano), Francesco Katalan casa di spedizioni S.r.l. (Muggia, Trieste), Azienda Agricola Zidarich (Trieste), Famiglia Melan Bruxelles, Rotary Club Trieste Alto Adriatico, Biesse Forniture elettriche Studio Luce, Videoest Trieste e in collaborazione con Associazione Giuliani nel Mondo e il Circolo AGM di Bruxelles, Ente Friuli nel Mondo, Associazione Foemina APS di Trieste.

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L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘900 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO

ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES 14 maggio / 31 luglio 2024

Nell’ambito del progetto, all’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI BRUXELLES, dal 14 maggio al 31 luglio 2024, sarà dunque allestita un’unica grande rassegna, intitolata L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘900 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO, ideata e curata da Marianna Accerboni. In mostra circa 130 opere tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e non, sculture e ceramiche accanto a fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, accessori, profumi, gioielli e oggetti. I pezzi in esposizione non sono mai stati presentati in Belgio: tra questi, vari materiali inediti, rari e poco noti. L’esposizione intende focalizzare e approfondire la creatività triestina femminile d’avanguardia nel contesto del Novecento italiano ed europeo attraverso cinque artiste emblematiche, note per la maggior parte a livello internazionale: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina. A ognuna di loro, tutte molto apprezzate da Gillo Dorfles, verrà dedicata una sezione che ne ricostruirà sinteticamente la creatività e la vita. 

È un vero piacere ospitare questa mostra presso il nostro Istituto – afferma la direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles Allegra Iafrate - perché racconta il profondo cosmopolitismo di una regione da sempre aperta a molteplici influssi culturali. 

Dal canto suo l’ambasciatrice d’Italia a Bruxelles Federica Favi dichiara: Siamo molto felici di realizzare questo progetto, che è il frutto di un’importante collaborazione con la Regione Friuli-Venezia Giulia, perché farà conoscere anche all’estero l’opera e il percorso di alcune artiste straordinarie.

Le caratteristiche socioculturali delle donne triestine - spiega la curatrice Marianna Accerboni -, che risultano uniche in Italia per un intrecciarsi di fattori storici, sociali e politici complessi e particolari, legati alla plurisecolare centralità nel contesto europeo e alla multiculturalità di Trieste, hanno  determinato la creatività e le scelte artistiche innovatrici di queste artiste, proiettandole verso un’avanguardia europea, secondo un percorso unico nell’arte italiana. Questa mostra propone dunque un quadro inatteso dell’avanguardia artistica femminile triestina dell’epoca, che si pose al pari con la più spiccata avanguardia  europea e internazionale, e sarà accompagnata da vari eventi collaterali in tema.

CONCEPT

La mostra all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles intende testimoniare, attraverso la vita e le opere di cinque emblematiche artiste triestine, Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina, l’elevato e particolare milieu culturale che ha caratterizzato il Novecento a Trieste - città che nel corso del tempo aveva assunto una straordinaria connotazione internazionale - e la valenza creativa e innovativa dell’elemento femminile sviluppatasi in tale contesto. Queste artiste, accomunate da un talento spesso geniale, avevano infatti apportato, attraverso modi diversi, ma affini in quanto d’avanguardia e poliedrici, una ventata di novità in un emisfero artistico culturale già molto avanzato come quello della Trieste dell’epoca. Una città in cui albergava un’anima europea e mitteleuropea, che sopravvive ancor oggi in vari artisti triestini, i cui modelli di riferimento – cioè i pittori e gli scultori locali di un tempo - si erano formati tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento seguendo due direttrici: l’Accademia di Belle Arti di Venezia, da cui avevano tratto una cognizione gioiosa della luce, ma soprattutto l’Accademia di Monaco (dove erano state presenti, tra gli altri, con ruoli diversi, personalità eminenti come Klee e Kandinsky) e quelle di Vienna e Berlino, autentiche culle e fucine della modernità. E, a Trieste, tali artisti avevano altresì raccolto anche i semi di quella coeva avanguardia internazionale germinata all’Est che, transitando per Trieste e Fiume, si raccordava alle istanze più avanzate della modernità francesi e austro tedesche, collegando Mosca e il mondo slavo a Parigi. 

La collocazione della città era infatti,  già nell’Ottocento, centro europea e la sua composizione cosmopolita, essendo allora Trieste l’unico porto del vasto Impero asburgico e il secondo porto d’Europa dopo Marsiglia. Successivamente al crollo dell’assetto austro-ungarico, la città adriatica, allora avanzatissima, sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, rappresentò - nel primo Novecento e tra le due guerre mondiali - l’humus ideale per la formazione di queste artiste, vissute a stretto contatto con il colto milieu internazionale e d’avanguardia che connotava la città, nel cui contesto ebbero modo di frequentare assiduamente personaggi triestini loro coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale. Tra questi, per esempio, il futuro gallerista Leo Castelli, che, promuovendo la Pop art, avrebbe cambiato la storia dell’arte del secondo Novecento; il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, grande traghettatore della letteratura dell’Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba. E non va dimenticato che anche i genitori di Richard Rogers, grande archistar internazionale e Leone d’Oro alla Carriera alla Biennale di Architettura del 2006, erano triestini e a Trieste Rogers rimase sempre molto legato anche perchè in questa città aveva frequentato assiduamente il cugino Ernesto Nathan Rogers (architetto triestino cofondatore del celebre Gruppo BBPR di Milano con Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti), che lo aveva fortemente      indirizzato e infine convinto a scegliere la professione di architetto. Un po’ diversa tra tutte appare la vicenda della più giovane Miela Reina, nata nel ’32 da padre siciliano, provveditore agli studi, e da una valente giornalista triestina. Una pittrice che viaggiò molto ma che, vivendo a Trieste, fu anche molto attenta ai venti innovatori dell’arte contemporanea che provenivano dall’Est e da altri centri europei.

LA MOSTRA

A ogni artista è dedicata una sezione, in cui la personalità e l’arte di ciascuna sono testimoniate nei loro molteplici aspetti. Verrà proiettato anche un video della Videoest Trieste, inedito per il Belgio, con l’unica intervista in cui Leonor Fini racconta la sua vita e ricorda in particolare gli anni triestini. 

In linea con le tendenze del linguaggio contemporaneo e con il concetto di multimedialità delle arti, l’inaugurazione sarà sottolineata da una performance musicale, rievocante l’atmosfera d’avanguardia degli anni Sessanta espressa da Miela Reina a Trieste e altrove nelle sue scenografie viventi. Tali momenti musicali saranno realizzati con il supporto di basi musicali, immagini registrate all’epoca e interventi live del celebre flautista e compositore toscano Roberto Fabbriciani, considerato oggi il miglior interprete di musica contemporanea, che ha già operato più volte in rievocazioni musicali legate alla cultura triestina.

L’auspicio è che il pubblico italiano e straniero riscopra attraverso la mostra anche la colta e multietnica Trieste d’inizio ‘900 e degli anni fra le due guerre: una città allora eccezionalmente all’avanguardia sul piano culturale e dei costumi, da cui germina certamente il suo fascino attuale, recentemente riscoperto. Inoltre, i numerosi i documenti, foto, lettere, oggetti, abiti, testimonianze, opere, che caratterizzano la maggior parte dell’esposizione, potranno costituire un punto fermo di partenza, utile a svolgere ulteriori studi di approfondimento sulla personalità delle artiste presenti, fornendo altresì nuovi spunti d’interpretazione e di ricerca soprattutto al pubblico internazionale più giovane, che non conosce le vicende artistiche del ‘900 nel Nord Est italiano.

LE ARTISTE

Leonor Fini (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), pittrice, costumista, scenografa, illustratrice, disegnatrice e scrittrice triestina. Voce solista del Surrealismo francese e internazionale, che seppe originalmente modulare attraverso varie tematiche, si formò nel contesto dell’eccezionale milieu multietnico e multiculturale della Trieste del primo ‘900, a stretto contatto con personalità quali Umberto Saba, Italo Svevo, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Arturo Nathan, e a Milano, dove assimilò l’influenza novecentista a contatto con il classicismo di Achille Funi e il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. Linguaggio che abbandonò per il Surrealismo, quando nel 1931 si trasferì a Parigi, dove intraprese, da autentica self made women, una brillante carriera artistica internazionale, che la portò a esporre in sedi di grande prestigio quali, tra le altre, la Julien Levi Gallery, il MoMA di New York e diverse Biennali veneziane. Autodidatta, indipendente, molto colta, originale, misteriosa, poliedrica ed esoterica, fu autrice fin da giovanissima di ritratti d’eccezione. Condusse per decenni un menage a trois con l’importante intellettuale polacco Costantin Jelenski e con il pittore ed ex diplomatico Stanislao Lepri, accanto ai quali è sepolta nel piccolo cimitero di Saint-Dyé-sur Loire.

Maria Lupieri (Trieste 1901 – Roma 1961), pittrice e scenografa triestina. Formatasi nell’elevato milieu artistico culturale della Trieste del primo ‘900, fu in contatto con Gabriele D’Annunzio e amica, tra gli altri, fin da giovanissima di Eugenio Montale, Carlo Levi, Umberto Saba e la figlia Linuccia, Arturo Nathan, Leonor Fini, Anita Pittoni, Virgilio Giotti, Gillo Dorfles e poi di Maria Pospisilova, pittrice surrealista cecoslovacca, rivelatasi molto importante per la sua formazione. Già nel 1927 fu scenografa al Teatro alla Scala di Milano. Influenzata dalle avanguardie coeve, si avvicinò al Futurismo e, a partire dal 1930, espose in molte mostre di rilievo, tra cui le Triennali milanesi, le Quadriennali di Roma e la Biennale di Venezia. Infaticabile sperimentatrice, dagli interessi esoterici, colse gli afflati del suo tempo, tra cui il Surrealismo e la pittura organica, capace di transitare da un’intensa rappresentazione narrativa (nature morte di fiori, intensi paesaggi e ritratti), condotta sul filo dell’Espressionismo figurativo, a esiti astratti e informali, esplicitati attraverso una forte sensibilità per la luce e il colore.

Maria Melan (Gorizia 1923 – Bruxelles 2023), architetto, pittrice, illustratrice, grafica pubblicitaria, docente e atelierista triestina. Di antica e nobile famiglia triestina, temperamento riservato, visse nel capoluogo giuliano fin dall’infanzia, trasferendosi quindi a Bruxelles. Laureata in Architettura a Venezia, fu per anni collaboratrice del grande architetto Carlo Scarpa. Vicina alla poetica di Bruno Munari e Riccardo Dalisi, fu cofondatrice del Gruppo Immagine e del MiniMu - Museo dei Bambini di Trieste. I suoi lavori testimoniano una grande freschezza d’inventiva, un modo armonico ed equilibrato di tener conto del pensiero delle avanguardie del Novecento senza tuttavia citarle, ma redigendo un proprio alfabeto di accostamenti raffinati e un po’ giocosi che alludono alla memoria futurista e costruttivista. Ha operato ed esposto ripetutamente in sedi e spazi urbani di prestigio in Toscana, a Trieste e a Bruxelles.

Anita Pittoni (Trieste 1901 – 1982), stilista, costumista teatrale, pittrice, poetessa, scrittrice ed editrice triestina. Animo indipendente e combattivo, temperamento irrequieto non facile, artista poliedrica, fondò a Trieste, con una filiale a Milano nell’atelier dell’architetto Agnoldomenico Pica, il suo Studio d’Arte Decorativa, importante casa di alta moda femminile e maschile e di arredi tessili d’avanguardia, che faceva uso di tessuti innovativi quali per esempio il filo di ginestra e creava modelli antesignani per tipologia ed essenzialità. Come costumista teatrale lavorò, tra gli altri, per il regista Anton Giulio Bragaglia e, apprezzata da Gio Ponti, scrisse su Domus. Espose, tra l’altro, a Parigi, Berlino, Buenos Aires e New York, Medaglia d’oro nel 1936 alla Triennale di Milano, e nel ’37 Gran Prix all’Esposizione universale di Parigi. Dopo il secondo conflitto mondiale, chiuse l’atelier e fondò, con il sostegno di scrittori e poeti quali Umberto Saba, Giani Stuparich, Virgilio Giotti, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luciano Budigna, la Casa editrice Lo Zibaldone e un importante salotto letterario.

Miela Reina (Trieste 1935 – Udine 1972), pittrice, grafica, fumettista, scenografa e scultrice triestina. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, grande viaggiatrice, fu molto apprezzata da Gillo Dorfles e una delle personalità più importanti e significative dell’arte triestina del secondo Novecento. Artista originale e fantastica, capace di divertire, far riflettere e sognare attraverso invenzioni antesignane e ludiche, connotate dalla freschezza dell’intuizione e da una genialità lieve e profonda, rimase molto legata alla Sicilia, regione d’origine del padre, da cui aveva tratto, nella sua prima fase creativa, ispirazione, dipingendo, nell’ambito dell’espressionismo figurativo, personaggi e ambientazioni emblematici e, più avanti, magma materici che tendevano a sganciarsi dalla figurazione. Per poi passare a un’inclinazione più visionaria, che dal ’67 si trasformò in un segno netto. Ideò anche originali storie a fumetti e ardite, poetiche sperimentazioni per il teatro, per la scuola e l’happening, decorazioni di edifici pubblici e motonavi. Punta di diamante, coraggiosa e sorprendente, dell’avanguardia triestina, attenta anche ai venti culturali dell’Est, partecipò per esempio più volte alla Biennale Musica di Zagabria: qui creò insieme al musicista Carlo de Incontrera una serie di lavori teatrali, dove, nel momento stesso dell’accadimento musicale, inventava in diretta sul palcoscenico fatti visivi particolarmente affascinanti. Al suo raffinato eclettismo e alla sua arte indipendente Trieste ha dedicato un teatro d’avanguardia che porta il suo nome e una scuola. 

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LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES ATTRAVERSO I SUOI ARTISTI UFFICIO DI COLLEGAMENTO DELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES 5 settembre 2024 / 21 febbraio 2025

Per quanto riguarda il Friuli, si esporranno dal 5 settembre 2024 al 21 febbraio 2025, all’UFFICIO DI COLLEGAMENTO DELLA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES, cinque singole personali dedicate ad altrettanti pittori. Il ciclo di mostre, intitolato LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES ATTRAVERSO I SUOI ARTISTI e ideato e curato, come l’intero progetto, da Marianna Accerboni, propone dipinti e sculture - in totale circa 120 - di cinque pittori regionali di livello: i friulani Giorgio Celiberti, Claudio Mario  Feruglio e Toni Zanussi, cercando di porgere, attraverso una sintesi della poliedricità e della vis creativa di tali autori, - scrive la curatrice - un’immagine quanto più esaustiva possibile dell’arte del Friuli, i cui  artisti sono da sempre radicalmente legati alla terra e quindi alla natura. Fatto che induce sì al concetto di concretezza, ma anche a quel sentire bucolico, magico e onirico, che la natura stessa offre a chi sa ascoltarla. E, in questo caso, l’ascolto diventa un privilegio, che i tre artisti succitati sanno bene interpretare. In tale contesto, accanto a loro, verrà esposta anche l’opera dell’istriano Livio  Rosignano (attivo poi a Trieste, ma mai dimentico delle sue origini), che testimonia con la sua precipua origine un’altra sfera artistico culturale ben presente nella realtà triestina e della Regione Friuli Venezia Giulia, e l’opera del triestino Edoardo Devetta, artista di valore (espose pure alla Biennale di Venezia) anche  se oggi un po’ dimenticato, fatto che per altro può costituire un elemento di ulteriore curiosità e interesse nei suoi confronti.

L’Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles ospiterà dal 5             settembre al 31 ottobre 2024 le personali dei pittori friulani Mario Claudio Feruglio e Toni Zanussi, allestite rispettivamente nell’Orangerie e nella Sala mostre. In occasione del suo 95° compleanno Giorgio Celiberti esporrà dal 7 novembre al 31 dicembre 2024 in ambedue gli spazi. I triestini Edoardo Devetta e Livio Rosignano saranno presenti dal 9 gennaio al 21 febbraio 2025 rispettivamente nella Sala Mostre e nell’ Orangerie.

CONCEPT

Secondo il progetto, all’Ufficio di Collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles incontreremo l’icastico messaggio di Giorgio Celiberti, la magica, surreale laicità di Toni Zanussi, che opera arroccato nell’alto Friuli, sul Monte Stella; la sensibilità religiosa, tradotta in una pittura di luce, dell’udinese Mario Claudio Feruglio, il raffinato percorso verso l’astrazione e le brillanti intuizioni cromatiche del triestino Edoardo Devetta, il valente guizzo e l’intenso  gesto pittorico espressionista, ma nel contempo neoromantico, di Livio Rosignano, artista giuliano di origine istriana, legato alla natura di terra e di mare delle sue origini. In tale percorso la curatrice Marianna Accerboni intende testimoniare attraverso una breve selezione di valenti artisti del Friuli Venezia Giulia, l’anima e la cultura composita di questa regione, che non è solo speciale sotto il profilo amministrativo, ma lo è anche sotto quello culturale e artistico per i molteplici intrecci e le numerose influenze che ne sottendono la storia e l’anima di territorio di confine.

GLI ARTISTI

Mario Claudio Feruglio (Udine 1953), pittore. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, in più di cinquant’anni ha tenuto mostre personali in musei, gallerie private e prestigiose istituzioni pubbliche in tutto il mondo. Tra queste, la Biennale di Venezia, il Museo Villa Merkel a Esslingen in Germania, il Museo Archeologico nazionale di Firenze, il Museo FAD di Barcellona, la Sala Rosa dell’Università degli Studi di Siena, il Museo Diocesano e le Gallerie del Tiepolo a Udine. I suoi dipinti, realizzati secondo una tecnica ineccepibile, intrisi di sensibilità e di intensi contrappunti luministici, affascinanti ma non estetizzanti, sono ispirati alla poetica del silenzio e inducono all’ascolto interiore. La sua ricerca di trascendenza è, fin dagli esordi, tema fondante della propria opera: un’arte sospesa tra rigore, lirismo e percezione dell’infinito, con un battito d’ali che tocca e coinvolge il sentire collettivo. Avvalendosi di un cromatismo intenso, impreziosito da molteplici velature e simbiotico in relazione alle predilezioni espressioniste, Feruglio costruisce con abile tocco un ponte di luce tra realtà e infinito, tra individuo e universo, con intuizioni poeticamente e intellettualmente elevate, che addolciscono la vitalità graffiante propria dell’espressionismo secondo una vena neoromantica molto attuale ed emozionante. La sua arte rappresenta una riflessione di natura intimista, che eleva la sua ricerca pittorica al livello di spazio etico, rendendoci tutti partecipi della sua concentrata introspezione di apertura universale.

Toni Zanussi (Qualso, Udine 1952), pittore. Rimasto precocemente orfano dei genitori, si imbarcò giovanissimo su navi da crociera, formandosi sotto il profilo artistico nel corso dei suoi viaggi. Autodidatta, è stato molto apprezzato dal grande critico Gillo Dorfles, che lo definì Pittore della cosmogonia e della contaminazione tra materia e realtà sociale, artista del recupero degli sprechi e poeta. Da oltre quarant’anni le sue opere sono raccontate da molti scrittori e intellettuali ed esposte in giro per il mondo, da Venezia a Parigi, dove raccolgono successi sempre crescenti. Armoniosa sintesi tra sperimentazione estetica e concettuale ininterrotta, raffinata ricerca cromatica, accesa ma nel contempo sobria, e forte volontà di esprimere il proprio impegno civile, l’arte poetica di Zanussi veicola un messaggio di pace, quale mezzo espressivo universale per combattere chiusure ideologiche e ingiustizie sociali: un ricco immaginario, stilato secondo una cifra molto personale, equilibrata e sottilmente dinamica, che genera una pittura astrale, sgorgata dal cuore di un artista buono, intenso e riservato, dal gesto pittorico incantato. 

I suoi lavori ci parlano del reale, trascendendone il significato e idealizzandolo attraverso simbolismi iconici e di speranza e collocandosi nell’ambito di quel filone espressivo orientato a un’interpretazione della realtà arricchita da suggestioni oniriche, fantastiche, metafisiche e surreali, che ha caratterizzato, in nome della libertà, buona parte dell’arte e persino dell’architettura del Novecento e contemporanea, a partire da Mirò per arrivare alle forme organiche dell’architetto statunitense Frank Gehry.

Giorgio Celiberti (Udine 1929), pittore e scultore. Considerato tra i più grandi protagonisti dell’arte italiana, è autore di un’estetica al di fuori del tempo. Opera in un vastissimo studio/ laboratorio nel cuore della città natale, dove da decenni riesce a raccontare in modo personalissimo la tragedia della vita ma anche a trasformare e a elevare magicamente un oggetto di uso comune a multiplo d’arte, destando interesse e stupore per la sua capacità d’intrecciare in esso creatività, funzione e un pizzico d’ironia. Conta 76 anni di attività a partire dalla storica Biennale di Venezia del ’48, la prima del dopoguerra. Ha iniziato il suo percorso artistico studiando con Emilio Vedova ed esponendo in seguito nelle più prestigiose manifestazioni artistiche in Italia e all’estero. La sua creatività è caratterizzata da un forte impegno nel custodire e tramandare la memoria attraverso le opere d’arte come accadde per esempio per la tragedia dei bambini ebrei internati e morti a migliaia nel campo di concentramento nazista di Terezin vicino a Praga: un simbolismo essenziale e crudo, che incide la materia di graffi e segni, racconta una vicenda lacerante, ma in esso codici e segnali d’amore, espressi attraverso una gestualità decisa, intensa e fortemente allusiva, lanciano un messaggio di speranza e di luce. Una sperimentazione inarrestabile - espressa attraverso i materiali più vari, dalla pittura, alla scultura, dalla ceramica all’affresco – in cui l’esperienza di Terezin ha generato una svolta determinante.

Livio  Rosignano (Pinguente, Croazia 1924 - Trieste 2015), pittore, scrittore, poeta e critico d’arte d’origine istriana. Temperamento poliedrico, estroso e molto vitale, risiedette fin dall’infanzia a Trieste, dove iniziò a esporre nel 1949. Negli anni Cinquanta si trasferì per un periodo a Milano e qui la Scuola lombarda lo indusse ad attenuare la vivacità coloristica dei suoi dipinti: le accensioni cromatiche post-impressioniste, d’impeto quasi fauve, vennero superate e, in quel periodo giovanile, approdò a una pittura più tonale. Si appassionò molto all’acquaforte e all’illustrazione e, da valente ritrattista, effigiò numerose personalità a Trieste, Roma e Milano. Partecipò a tantissime mostre in Italia e all’estero, tra cui Biennale di Venezia, Triennale di Milano, Quadriennale di Roma, Premi Michetti, Suzzara e Marzotto, con personali nelle principali città italiane, a Bruxelles, Bucarest, Monaco di Baviera e New York, in Austria e nell’ex Jugoslavia.

Oltre al ritratto, suoi temi prediletti sono stati il paesaggio marino, spesso mosso dalla Bora (forte vento di Nord-Est che soffia verso l’Alto e Medio Adriatico), quello urbano, industriale e di campagna, in cui interpretava con intensità l’Istria, Trieste e il Carso; i meno fortunati (che chiamava “i poveri cristi”); l’intimo sentire dell’uomo colto nel rapporto di coppia o nel silenzio dei caffè storici triestini o in attimi di struggente solitudine e malinconia e la poetica del quotidiano: aspetti della vita interpretati attraverso un espressionismo di grande forza e sottile poesia. Fu premiato in varie mostre nazionali, segnalato al Premio Bolaffi e insignito dal Comune di Trieste del Sigillo Trecentesco.


L’arte della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles La Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles attraverso i suoi artisti 

DOVE: Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles Rue du Commerce 49 – 1000 Bruxelles, Belgio

QUANDO: 12 settembre 2024 - 21 febbraio 2025

ORARIO: mattino dal lunedì al venerdì ore 10 – 12  

                    pomeriggio dal lunedì al giovedì ore 15 – 17 

                     (chiuso sabato, domenica e festività)  

A CURA DI: Marianna Accerboni

COSTO BIGLIETTO: ingresso gratuito / prenotazione obbligatoria 

INFO: uff.bruxelles@regione.fvg.it / website: FVG-Bruxelles 

PRENOTAZIONI: https://lc.cx/_5BAZQ o tramite QR Code qui a destra


INFO 

Marianna Accerboni Viale della III Armata, 1 34123 · Trieste

tel. +39 040 307321 cell. +39 335 6750946 contatto skype: marianna.accerboni

marianna.accerboni@gmail.com lartedellaregionefvgabruxelles@gmail.com

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  • Ampio risalto da parte della stampa belga alla mostra "L'arte triestina al femminile nel '900 d'avanguardia italiano ed europeo" aperta fino al 2 agosto all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles: un seguito agli antichi legami tra Trieste e la capitale belga.

    Ampio risalto da parte della stampa belga alla mostra "L'arte triestina al femminile nel '900 d'avanguardia italiano ed europeo" aperta fino al 2 agosto all'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles: un seguito agli antichi legami tra Trieste e la capitale belga.

    Copertina di Trieste è un isola di Francesco De Filippo

    Ampio risalto da parte della stampa belga alla mostra “L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo” aperta fino al 2 agosto all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles: un seguito agli antichi legami tra Trieste e la capitale belga. 

    In vista dell’approssimarsi della chiusura della mostra “L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo”, ideata e curata da Marianna Accerboni, un numero crescente di visitatori accede quotidianamente all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, dove la rassegna è stata prorogata, dato il largo consenso di pubblico e di critica, fino al 2 agosto. 

    Ampio risalto è stato per altro dato da parte della stampa belga all’evento espositivo: tra gli altri, “La Libre Belgique”, il più importante e storico quotidiano belga in lingua francese, fondato nel 1883, ha dedicato all’esposizione, visitata e apprezzata finora da un ampio pubblico internazionale, un’intera pagina con un articolo molto approfondito e sensibile di Aurore Vaucelle, nota e brillante giornalista del settore cultura del quotidiano belga e fondatrice e conduttrice di “La Libre Explore”, sezione storico-culturale che accompagna i lettori in un viaggio di reportage e di approfondimento.

    Traendo spunto dalla mostra, che racconta l’avanguardia delle donne triestine nella vita e nell’arte attraverso cinque artiste iconiche (Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni, Miela Reina), Vaucelle traccia con maestria un ritratto inedito del milieu culturale triestino della prima metà del ‘900, costellato di personaggi d’eccezione, tra cui Joyce, Svevo e Saba, Leo Castelli, Gillo Dorfles, Bobi Bazlen. Che sarebbero divenuti noti a livello internazionale e che permearono di sé l’ambiente culturale triestino dell’epoca frequentato assiduamente dalle cinque artiste. Un milieu, nel cui controluce s’intravvedeva anche la figura dello psicanalista triestino Edoardo Weiss, allievo di Freud, che attraverso Trieste traghettò la psicanalisi in Italia. 

    Il fascino glamour di cui attualmente gode Trieste – “La città celeste” descritta dallo scrittore Diego Marani, da poco riscoperta da un pubblico internazionale - proviene certamente da questo passato d’eccezione, ora noto nel cuore d’Europa, in virtù anche a questa mostra. 

    Oltre a testimoniare, grazie anche a vari inediti, il fascino delle più note Leonor Fini, Miela Reina e Anita Pittoni, la rassegna ha anche riscoperto due artiste giuliane oggi dimenticate: Maria Luperi e Maria Melan. La prima fu molto amica di Gillo Dorfles e della moglie Lalla, apprezzatissima dal grande critico triestino per la sua poliedrica e raffinata sperimentazione d’avanguardia in pittura, design per teatro e moda, nella scrittura e per l’intuizione magica ed esoterica insita in molte sue opere. La Melan, laureata in Architettura a Venezia nel ’45 con il rettore Giuseppe Samonà, uno dei maggiori architetti e urbanisti dell’epoca, del quale fu assistente, e collaboratrice del grande architetto Carlo Scarpa, si dedicò con armonica finezza alla progettazione architettonica e grafica e alla pittura e fu cofondatrice del Gruppo Immagine e del MiniMu - Museo dei Bambini di Trieste.

    E vanno pure ricordati gli antichi e forti legami che sussistono fra Bruxelles e Trieste. La capitale belga, considerata nell’Ottocento la più bella città d’Europa in virtù dell’eleganza dei suoi edifici, dovuta anche ai ricchi proventi derivanti dalle miniere del Congo, fu meta di studio e di lavoro da parte di vari artisti di Trieste e dei territori limitrofi. Tra questi, per esempio, Edmondo Passauro (Trieste 1893 – 1969), ritrattista, pittore di figura e maestro di Leonor Fini, che influenzò molto la pittrice nell’ispirazione e nello stile almeno finchè lei partì per Parigi. Nel 1930 Passauro si trasferì a Bruxelles, apprezzato e richiesto soprattutto dall’aristocrazia belga e dalla ricca borghesia europea. 

    E anche il grande pittore Cesare Dell’Acqua (Pirano d’Istria, allora Impero asburgico, oggi Slovenia, 1821 – Bruxelles 1905), cantore attraverso le sue opere dei fasti storico-economici di Trieste, si trasferì nel 1848 nella capitale belga, dove frequentò lo studio del noto artista Louis Gallait, raggiungendo presto largo successo e fama. Tant’è che il dipinto di Dell’Acqua intitolato “Marinai di diverse nazioni nel porto di Trieste” e altri suoi lavori di tema triestino furono acquistati da re del Belgio al salone della Società belga degli acquerellisti e sono tuttora conservate nelle Collezioni Reali di Bruxelles, a testimonianza dell’interesse della casa regnante per Trieste. In particolare un acquerello di grandi dimensioni di Dell’Acqua, dedicato al circo, troneggiava nella stanza da letto della regina Astrid.

    Inoltre la principessa Carlotta del Belgio (Laeken, 1840 – Meise, 1927), unica figlia di re Leopoldo I, sposò l’arciduca Massimiliano d’Austria, fratello dell’imperatore d’Austria e Ungheria Francesco Giuseppe, e venne ad abitare a Trieste (allora appartenente all’Impero asburgico) prima nel Castelletto e poi nel romantico Castello di Miramare, che il consorte aveva fatto erigere per loro. La coppia vi risiedette per alcuni anni fino alla partenza per il Messico, dove Massimiliano sarebbe divenuto imperatore e poi fucilato. E già prima della sua morte Carlotta era ritornata a vivere al Castello di Miramare o meglio isolata nel Castelletto del parco. 

    A tal proposito alcuni anni fa la Fondazione Roi Baudouin organizzò al Museo Belvue della capitale belga con il Circolo di Bruxelles dell’Associazione Giuliani nel Mondo, allora presieduto da Flavio Tossi, e la cura di Rossella Fabiani, un’importante mostra dedicata a Carlotta e ai suoi dipinti (prestati allora dal Museo del Castello) e accompagnata da un libro in italiano, francese e fiammingo in cui venivano ricostruiti “Gli anni della felicità” vissuti dall’arciduchessa e da Massimiliano a Miramare. Teatro nell’estate del 1867, dopo la fucilazione in Messico del marito, di aspre e lunghe trattative per la restituzione della dote di Carlotta e per il suo ritorno in patria, come racconta nel suo diario fino ad allora inedito, Adrien Goffinet, uomo di fiducia di Leopoldo II, re del Belgio e fratello della sfortunata moglie di Massimiliano. Costretta infine dalle circostanze a lasciare Trieste e il suo “nido d’amore costruito invano” (come il poeta Giosuè Carducci chiamò Miramare), Carlotta fece infatti ritorno lo stesso anno a Bruxelles, dove sarebbe rimasta per sempre.

    Copertina di Trieste è un isola di Francesco De Filippo

    13 giugno: all’ufficio di collegamento della regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles presentazione del libro TRIESTE È UN’ISOLA di Francesco De Filippo, nell’ambito della mostra L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo

    Giovedì 13 giugno alle ore 18.30 all’Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles (rue du Commerce 49) avrà luogo la presentazione del libro Trieste è un’isola (Castelvecchi editore) dello scrittore e giornalista Francesco De Filippo. L’incontro rappresenta il terzo appuntamento collaterale alla mostra L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo, allestita all’Istituto Italiano di Cultura fino al 31 luglio, promossa e sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall’Associazione Foemina APS di Trieste e realizzata in coproduzione con Istituto stesso.

    L’autore sarà introdotto da Marianna Accerboni, ideatrice e curatrice dell’incontro e della mostra, e da un rappresentante del Circolo di Bruxelles dell’Associazione Giuliani nel Mondo. 

    Il libro è un poliziesco intenso, complesso ma anche ironico in cui un ex agente dei servizi segreti, napoletano momentaneamente in esilio a Trieste, si trova suo malgrado a dover indagare su una vicenda che affonda le radici negli ultimi, difficili anni della seconda Guerra mondiale, cruciali per il destino di Trieste. Quelli in cui vissero intensamente e operarono le artiste protagoniste della mostra allestita all’Istituto Italiano di Cultura: Leonor Fini, attiva a Parigi ma sempre molto legata alla città, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e una giovanissima Miela Reina. Il protagonista, Vincenzo Tagliente, seguendo la vicenda di una turista in cui si era casualmente imbattuto, scoprirà le tragedie avvenute nel territorio oggi appartenente alla Slovenia, il dramma dei 300mila profughi istriani, il faticoso periodo del dopoguerra. Perché – afferma De Filippo - è sempre illusoria la linea che divide il passato dal presente e, unendo decine di tessere, miracolosamente si ricompongono esistenze dolorose che non chiedevano altro che di essere testimoniate.

    De Filippo racconta tutto questo con maestria mettendo insieme un mosaico che vede non soltanto una straordinaria ricchezza linguistica ma anche una sorta di fusione e compenetrazione di piani e stili narrativi. È come se le forme della scrittura trovassero tutte insieme un nido, e in questo è calzante la metafora dell’isola che l’autore cita spesso.  

    Francesco De Filippo (Napoli, 1960) scrittore, saggista e giornalista italiano, è autore di oltre venti libri, tra romanzi, saggi e varia, diversi dei quali tradotti in Francia, Germania e Repubblica Ceca. Il romanzo d’esordio, Una storia anche d’amore (Rizzoli, 2001), ha vinto il premio Cypraea, è entrato in cinquina per il Premio Berto ed è stato finalista al Premio Arezzo. Il successivo, L’affondatore di gommoni (Mondadori, 2004), è stato pubblicato nella Repubblica Ceca e in Francia, dove è stato selezionato per il Supercampiello Europa e per il prestigioso premio Polar. La regista Maria Luisa Bigai ne ha poi ricavato una pièce teatrale dal titolo Bestie da sbarco/Sconcerto. Numerosi suoi racconti sono stati pubblicati su quotidiani e periodici (la Repubblica, Carta, Il manifesto) e compaiono in varie antologie. I diritti di alcuni suoi romanzi sono stati opzionati da due società produttrici per realizzare dei film. Ha vinto premi letterari internazionali, tra cui il Paris Noir. Già corrispondente per Il Sole 24 Ore, è responsabile dell’Agenzia Ansa per il Friuli Venezia Giulia. Fra le sue ultime opere Filosofia per i prossimi umani (con Maria Frega – Giunti, 2020), e per Castelvecchi La nuova via della seta (2019), No vax: il grande sogno negato (2022) e i romanzi Le visioni di Johanna (2019), Prima sterminammo gli uccelli… (2020).

    Marianna Accerboni sarà presente all’Istituto Italiano di Cultura, a disposizione per visite guidate al pubblico, lunedì 10 dalle 17.30 alle 21, martedì 11 dalle 17.30 alle 20.30, mercoledì 12 dalle ore 14 alle 17 e venerdì 14 dalle 19 alle 21.

    Nell’ambito della mostra l’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo, all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles il 28 maggio incontro con la scrittrice e giornalista Cristina Battocletti sul tema la creatività femminile nel ‘900 triestino

    Nell’ambito della mostra L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo, allestita all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles fino al 31 luglio, avrà luogo martedì 28 maggio alle 19, un incontro con la scrittrice e giornalista Cristina Battocletti sul tema La creatività femminile nel ‘900 triestino. L’appuntamento, ideato, curato e condotto da Marianna Accerboni, sarà introdotto da Allegra Iafrate, direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, e da Giulio Groppi, presidente del Circolo di Bruxelles dell’Associazione Giuliani nel Mondo.

    L’esposizione, ideata e curata da Accerboni, presenta circa 130 opere tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e non, sculture e ceramiche accanto a fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, accessori, profumi, gioielli e oggetti. E intende focalizzare e approfondire la creatività triestina femminile d’avanguardia nel contesto del Novecento italiano ed europeo attraverso cinque artiste emblematiche, note per la maggior parte a livello internazionale: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina.

    Cristina Battocletti, scrittrice, giornalista per la Domenica de Il Sole 24 Ore, nata a Cividale (Regione Friuli Venezia Giulia), esperta di cultura del Nord Est italiano e di quella triestina in particolare, ha composto a quattro mani con lo scrittore triestino Boris Pahor la biografia Figlio di nessuno (Rizzoli, 2012), Premio Manzoni, rieditata da La Nave di Teseo con testi inediti. Ha scritto il romanzo La mantella del diavolo (Bompiani, 2015), Premio Latisana per il Nord-Est italiano; Bobi Bazlen. L’ombra di Trieste (La Nave di Teseo, 2017), Premi Comisso e Martoglio, dedicato al grande intellettuale triestino, traghettatore della letteratura dell’Est europeo attraverso Trieste in Italia; Giorgio Strehler. Il ragazzo di Trieste. Vita, morte, miracoli (La Nave di Teseo, 2021), il romanzo Epigenetica (La Nave di Teseo, 2023), segnalato tra i libri di qualità da La Lettura del Corriere della Sera. 

    Colte, ribelli, creative, fiorite e imprigionate nella Trieste del loro secolo: il 900. Sono – scrive Cristina Battocletti - un manipolo di donne pittrici, costumiste, scenografe, illustratrici, disegnatrici, scultrici, scrittrici ed editrici, nate a Trieste nel secolo scorso, cresciute nella tradizione di libertà che l’Impero austroungarico riservava alle figure femminili.

    Trieste era, agli inizi del secolo scorso, una fucina di cultura che attingeva alle novità dell’Impero austroungarico, in cui covavano le spinte innovatrici di Peter Altenberg, Karl Kraus, Sigmund Freud, Walter Gropius, Egon Schiele, Gustav Mahler, Arnold Schonberg. È in questo contesto che si muovevano  Leonor Fini (Buenos Aires, 1907 – Parigi, 1996), pittrice, costumista, scenografa, illustratrice, disegnatrice e scrittrice triestina; Maria Lupieri (Trieste, 1901 – Roma, 1961), pittrice scenografa, designer, poetessa e scenografa triestina; Maria Melan (Gorizia, 1923 – Bruxelles, 2023), architetto, pittrice, illustratrice, grafica pubblicitaria, docente e atelierista triestina; Anita Pittoni (Trieste, 1901 - 1982), designer di moda, di costumi teatrali e arredi, artista artigiana, disegnatrice, pittrice, poetessa, scrittrice ed editrice triestina, e Miela Reina (al secolo Maria Francesca Reina - Trieste, 1935 - Udine, 1972) pittrice, grafica, fumettista, scenografa, scultrice triestina. Ragazze che frequentavano cinema e teatro e si muovevano con gran disinvoltura tra l’Austria e Trieste, facendo a gara per riferire le novità letterarie o teatrali viennesi e scoprire i libri che arrivavano nella capitale asburgica. Allora Trieste era popolata da personalità come Svevo e Joyce, Saba e Giotti, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Felicita Frai, Leo Castelli, Wanda Wulz, tutte figure che avrebbero lasciato un segno.

    Tra il salotto letterario di Elsa Dobra, che Dorfles frequentava, e quello di Svevo a Villa Veneziani, dove spesso lo scrittore si intratteneva con Montale, Trieste era città di fulgidi talenti. Ma anche luogo di ombre: era la città eletta dai fascisti per esercitare lo squadrismo, dove le trincee della Prima guerra mondiale erano state costruite a un soffio dai bei caffè triestini. Dopo la Grande Guerra Trieste divenne una questione politica e una città isolata, impedendo alle nuove leve dell’arte triestina di venire alla ribalta nel mondo.

    Di queste donne, in parte dimenticate, e del loro genio multiforme parlerà Cristina Battocletti, nel solco della miglior tradizione mitteleuropea con i suoi controluce e il loro fascino. 

    Un progetto espositivo multimediale di arte visiva, fashion, luce e musica

    che testimonia nel cuore d’Europa la particolare creatività degli artisti di tale territorio attraverso alcuni dei suoi protagonisti più rappresentativi, che incarnano diverse tendenze e linguaggi, con il fine di offrire un quadro sintetico ma esaustivo della creatività e della particolare realtà artistico culturale della Regione.

    Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles Mostra L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo Artiste: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina 14 maggio / 31 luglio 2024 inaugurazione: martedì 14 maggio ore 19

    Ufficio di collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles La Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles attraverso i suoi artisti 5 settembre 2024 / 21 febbraio 2025 Mostre personali degli artisti: Mario Claudio Feruglio e Toni Zanussi inaugurazione 5 settembre / chiude il 31 ottobre 2024  Giorgio Celiberti inaugurazione 7 novembre / chiude il 31 dicembre 2024  Edoardo Devetta e Livio Rosignano inaugurazione 9 gennaio / chiude il 21 febbraio 2025 

    mostre promosse da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia  Associazione Foemina APS Trieste

    in coproduzione con  Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles 

    con il patrocinio di  Comune di Trieste

    ideazione, curatela, allestimento arch. Marianna Accerboni

    organizzazione Associazione Giuliani nel Mondo e Circolo AGM di Bruxelles Ente Friuli nel Mondo e Fogolâr urlan di Bruxelles

    conferenza stampa 28 marzo ore 11 / Palazzo della Regione Trieste / Sala Predonzani / via dell’Orologio 1

  • L'arte contemporanea della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles: cinque personali di altrettanti valenti artisti del territorio all'Ufficio di Collegamento della Regione FVG della capitale belga.

    L'arte contemporanea della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles: cinque personali di altrettanti valenti artisti del territorio all'Ufficio di Collegamento della Regione FVG della capitale belga.

    L’arte contemporanea della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles: cinque personali di altrettanti valenti artisti del territorio all’Ufficio di Collegamento della Regione FVG della capitale belga. 

    Dal 12 settembre 2024 al 21 febbraio 2025. 

    Per cartella stampa e immagini: https://bit.ly/CartellastampaFVGArtisti Per le prenotazioni: https://lc.cx/_5BAZQ

    Cinque appuntamenti con l’arte contemporanea della Regione Friuli Venezia Giulia, dedicati ai pittori friulani Claudio Mario  Feruglio, Toni Zanussi e Giorgio Celiberti, al triestino Edoardo Devetta e all’istriano Livio Rosignano, avranno luogo dal 12 settembre 2024 al  21 febbraio 2025 all’Ufficio di Collegamento della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles.

    Il  ciclo espositivo prende il via 12 settembre alle 19 con le personali, allestite in contemporanea, dei maestri Feruglio e Zanussi. All’inaugurazione avrà luogo una sonificazione dell’opera d’arte con performance di musica elettronica del Maestro Giuseppe Perrella e con la possibilità di interagire da parte del pubblico.

    A seguire la mostra personale di Giorgio Celiberti (8.11 – 31.12.2024) e le personali di Edoardo Devetta e Livio Rosignano (16.1 – 21.2.2025), quest’ultime due allestite in contemporanea. 

    Tutte le inaugurazioni avranno luogo alle 19. 

    Ogni artista sarà presente con una trentina di opere che ne ripercorreranno, in una sorta di sintetica antologica, la sperimentazione e l’evoluzione creativa: in mostra in totale circa 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni e sculture, mai esposti in Belgio.

    La mostra sarà aperta in via eccezionale sabato 14 e domenica 15 settembre dalle 11 alle 18, essendo stata inserita dalla Città di Bruxelles nel Programma “Heritage days urban Brussels” assieme ad altre importanti realtà artistico-culturali e architettoniche della capitale.  

    Il ciclo di mostre, intitolato LA REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA A BRUXELLES ATTRAVERSO I SUOI ARTISTI, rappresenta la seconda tappa del progetto espositivo L’arte della Regione Friuli Venezia Giulia a Bruxelles, ideato e curato da Marianna Accerboni con il fine di offrire nel cuore d’Europa un quadro sintetico ma esaustivo della creatività e della particolare realtà artistico culturale della Regione, territorio di confine situato tra Austria e Slovenia, attraverso alcuni dei suoi protagonisti più rappresentativi, che incarnano diverse tendenze e linguaggi. La prima tappa era rappresentata dalla rassegna L’arte triestina al femminile nel ‘900 d’avanguardia italiano ed europeo (protagoniste Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina) conclusasi con grande successo il 31 luglio all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. 

    Le rassegne sono caratterizzate da un taglio multimediale, costituito da un intreccio molto contemporaneo tra arte visiva, musica e luce con proiezioni luminose e performance musicali e, dopo Bruxelles, saranno trasferite in altri Istituti di Cultura e sedi istituzionali italiane nel mondo e a Trieste.

    Concept

    “Le personali di Feruglio, Zanussi e Celiberti hanno nel complesso l’intento di porgere una visione per sommi capi della vis creativa di tali autori - scrive la curatrice Marianna Accerboni – e quanto più esaustiva possibile dell’arte del Friuli, i cui  protagonisti sono da sempre radicalmente legati alla terra e quindi alla natura. Fatto che induce sì al concetto di concretezza, ma anche a quel sentire bucolico, magico e onirico, che la natura stessa offre a chi sa ascoltarla. In tale contesto verranno esposte anche le opere del triestino Edoardo Devetta, pittore di valore (espose pure alla Biennale di Venezia) anche  se oggi un po’ dimenticato, fatto che per altro può costituire un elemento di ulteriore curiosità e interesse nei suoi confronti; e le opere dell’istriano Livio  Rosignano (attivo poi a Trieste, ma mai dimentico della sua terra), che testimonia con la sua origine un’altra sfera artistico culturale ben presente nella realtà triestina e della Regione Friuli Venezia Giulia.

    In mostra la sensibilità religiosa, tradotta in una pittura di luce, dell’udinese Mario Claudio Feruglio,

    la magica, surreale laicità di Toni Zanussi, che opera arroccato nell’alto Friuli, sul Monte Stella; l’icastico e poliedrico messaggio di Giorgio Celiberti; il raffinato percorso verso l’astrazione e le brillanti intuizioni cromatiche del triestino Edoardo Devetta e il valente guizzo e l’intenso  gesto pittorico espressionista, ma nel contempo neoromantico, di Livio Rosignano, artista giuliano di origine istriana, legato alla natura di terra e di mare delle sue origini”.

    In tale percorso la curatrice Marianna Accerboni intende testimoniare attraverso una breve selezione di valenti artisti del Friuli Venezia Giulia, l’anima e la cultura composita di questa regione, che non è solo speciale sotto il profilo amministrativo, ma lo è anche sotto quello culturale e artistico per i molteplici intrecci e le numerose influenze che ne sottendono la storia e l’anima di territorio di confine.

    Sarà inoltre promossa, attraverso incontri mirati con i giovani artisti belgi e le scuole belghe, un’opera di sensibilizzazione focalizzata sull’arte di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia con la possibilità da parte dei giovani e giovanissimi artisti e alunni di esporre a Trieste e nella Regione FVG e per i giovani giuliani e friulani di esporre in Belgio, creando una corrente di mutuo scambio culturale tra i due Paesi anche attraverso concorsi a tema sul nostro territorio (come già accaduto per altre mostre organizzate da Accerboni a Bruxelles).

    Dichiarazioni

    “Come Amministrazione regionale – afferma il Governatore della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga - stiamo investendo risorse importanti per sostenere la diffusione dell’arte e della cultura. La mostra che fa conoscere a livello europeo alcuni apprezzati artisti del nostro territorio è motivo di grande soddisfazione. Anche con iniziative di questa portata vogliamo svelare l’anima della nostra regione, una terra che ha una forte vocazione internazionale e che da sempre rappresenta un ponte di collegamento con gli altri Paesi europei e con il mondo intero. Siamo estremamente orgogliosi che la bellezza espressa da questi artisti nati e vissuti in Friuli Venezia Giulia possa diventare patrimonio di quella casa comune che deve essere l’Unione europea”. 

    “Il nostro sistema di produzione artistica e creativa – precisa l’Assessore alle autonomie locali della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Pierpaolo Roberti - supera il 5 per cento dell’economia dell’intera Regione per un valore che sfiora i 2 miliardi di euro. L’industria culturale del Friuli Venezia Giulia dà inoltre lavoro a oltre 31mila addetti. Numeri significativi che testimoniano quanto questi settori siano strategici per la vita della nostra comunità. Un territorio, dove convivono comunità linguistiche diverse, che ospita costantemente grandi manifestazioni e si sta preparando a organizzare Go!2025, l’evento che vedrà Nova Gorica e Gorizia diventare - insieme - Capitale europea della cultura. Portare testimonianze artistiche di indiscusso valore a Bruxelles, nel cuore dell’Europa, è pertanto il miglior biglietto da visita per la nostra regione”.

    “Le mostre dedicate agli artisti della Regione Friuli Venezia Giulia – spiega la curatrice Marianna Accerboni - compendiano lo sguardo al femminile proposto dalle artiste triestine, svelando l’animo poliedrico di una regione di confine in cui s’intrecciano idiomi e culture diverse, che ne costituiscono la ricchezza e il fascino unico. Se le artiste triestine hanno svelato i germi e l’attrazione biunivoca per un’avanguardia di natura internazionale, inquieta, indipendente e che trae linfa da viaggi e spostamenti continui, gli artisti di Trieste, dell’Istria e del Friuli testimoniano invece una solidità creatività molto legata alla terra e alle tradizioni e fortemente radicata nel territorio, seppure sensibile alle avanguardie coeve: due facce di un’unica medaglia che si rispecchiano l’una nell’altra, completandosi a vicenda”.  

    Partner e sponsor

    Il progetto espositivo è promosso e sostenuto da Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Associazione Foemina APS di Trieste e realizzato in coproduzione con Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, con il patrocinio del Comune di Trieste,  media partner  Il Piccolo, quotidiano di Trieste, e in collaborazione con Associazione Giuliani nel Mondo e il suo Circolo di Bruxelles, Ente Friuli nel Mondo e Fogolâr Furlan di Bruxelles e il contributo di Fondazione CRTrieste, Ciaccio Arte - Big Broker Insurance Group (Mila

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